Visualizzazione post con etichetta IL Vino di Vinextra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta IL Vino di Vinextra. Mostra tutti i post

13/08/10

VinextraFriuli



Friuli …. grandi bianchi.

Tra i molti vitigni importanti di questa magica seppur piccola regione, il pinot bianco è il vero artefice della viticoltura friulana. E’ il vitigno a bacca bianca più completo, forte, da struttura, profumi, eleganza e longevità.

L’azienda di Alessandro Princic, figlio del mitico Doro, il grande vecchio , ne produce uno tra i migliori. Oro lucente, brillante con riflessi verdognoli, netto al naso, pera, mela golden e susina gialla matura, di struttura, giusta nota alcolica, beva lunga e importante. Meglio se bevuto l’anno dopo la vendemmia.

Altro grande prodotto quello dell’azienda di Franco Toros, forse più elegante e raffinato del precedente, direi più internazionale. Bello l’attacco in bocca, suadente, equilibrato, lungo.

L’altro vitigno autoctono molto interessante è la ribolla gialla, prodotta principalmente nei Colli Orientali , sulle pendici del confine sloveno, rappresenta il vino del territorio e della popolazione più umile, ma in alcune versioni si fa grande mostrandosi con lustro alla corte dei grandi bianchi. Giallo limone , naso netto e floreale, frutto maturo e con un accenno di minerale che non guasta, beva rotonda. Buona quella prodotta da una nuova ed emergente azienda, i Clivi, nei dintorni di Cormons. Infine da segnalare per la costanza qualitativa e per il mix di vitigni , ormai collaudati, il collio bianco di Edi Keber, punto fermo tra i vigneron della zona.
Tutti gran bei vini a prezzi ragionevoli.


Pinot bianco A. Princic e. 16,00
Pinot bianco Franco Toros e. 18,00
Ribolla gialla Az. Clivi e. 16,00
Collio bianco Edi Keber e. 16,00

22/04/10

IL Dolcetto di Vinextra





Il Dolcetto …. di Dogliani

Dovendo fare visita ad una azienda di Dogliani, una mattina fredda e piovosa del tardo inverno, uscendo a Carrù, piccolo centro famoso per il bollito, piatto tradizionale a base di carne bovina, servito con una miriade di salsine piccanti, mi ritrovai a girare nelle borgate (vallate) del paese, tra la nebbia e la pioggia mista a neve. Salendo tra i vigneti, ancora spogli, e le cascine isolate, lungo la strada che si faceva sempre più stretta , riuscii finalmente ad arrivare all’azienda di San Fereolo.
Pioveva a dirotto, entrai di corsa, tutto bagnato, ma un bel camino fiammante ed una signora, la proprietaria, con in braccio il piccoletto mi accolsero come fossi un re Magio. L’interno di questa cascina, in cima al colle, circondata da vigneti, tra la nebbia e gli scrosci d’acqua, mi apparve come un segno

del signore, calda, informale, vissuta, incastonata nel tempo che fu.
La proprietaria dell’azienda, sempre con il figlioletto in braccio, parlava dei vini , della cantina, del territorio, con una naturalezza coinvolgente, fuori il finimondo e noi dentro con un buon bicchiere di barbera in mano, vicino al camino.
Il dolcetto di Dogliani nell’immaginario collettivo è un vino base di poco conto, e forse è vero se pensiamo ai primi vigneti di bassa quota, o alle produzioni di quantità, ma vi assicuro che alcuni prodotti selezionati sono veramente dei grandi vini, espressione di un territorio più marginale, ma schietto e generoso. Il dolcetto superiore San Fereolo, si presenta scuro e netto, fiori autunnali , mora e liquirizia al naso, in bocca è caldo e esuberante, tannini dolci, struttura e potenza, vino importante.

Dolcetto sup. San Fereolo ‘07 e. 15
Dolcetto Sorì d’Yermu Pecchenino e. 15
Dolcetto Bricco S. Lorenzo Chionetti e. 15




Saluti da Vinextra

30/01/10

il 2010 di Vinextra


Un brindisi di auguri ….. al 2010

Ci siamo, l’anno nuovo è arrivato puntuale , e noi lo accoglieremo con un bel brindisi . Bollicine italiane o francesi? Sempre il solito tormentone, champagne o franciacorta? A dire la verità io sono sempre stato per le bollicine d’oltralpe, ma quest’anno mi devo ricredere, perché ho assaggiato e bevuto un paio di bottiglie italiane veramente eccezionali. La prima, e qui non scopro niente di nuovo, anzi è una conferma, la Gran Cuvèe Bellavista 2004.
Direi un vino quasi perfetto, perlage finissimo e spuma leggera, palato equilibrato, caldo, gustoso, leggera tostatura,beva meravigliosa, siamo rimasti a bocca aperta nonostante avessimo bevuto poco prima uno champagne di tutto rispetto come il Brut di Henry Goutorbe. L’altro spumante italiano di rilievo è stata la Cuvèe Hausmannhof di Haderburg. Questo robusto produttore dell’AltoAdige produce una cuvèe fine ed elegante,di bella struttura, leggermente vinosa, ma di una complessità aromatica impressionante,regge qualsiasi confronto anche con i grandi millesimati.
Il giorno dopo è stata la volta di un millesimato 2004 di Daniel Dumont che ha riequilibrato la sfida, accompagnato da un chardonnay brut di Jean Pernet, per niente male, elegante e gradevole,dal prezzo per di più interessante.
Insomma un bel pareggio, ma di buona speranze.
Cin cin e buon anno.

Cuvèe Hausmannhof
Haderburg euro 35,00

Daniel Dumont 2004
euro 40,00

saluti da Vinextra

23/11/09

IL Barolo di Vinextra




ll Barolo ….re dei vini.

Arrivati a Monforte, salendo su per i tornanti doglianesi, si ha l’impressione di essere nel centro commerciale delle Langhe, nella piazzetta del paese si sente aria di scambi, di trattative , di valute. I grandi vecchi stazionano tra la banca e il bar incontro, inforcando i datati panciotti abbottonati, coperti dall’immancabile cappello della domenica. Sono i nonni, ormai, ma sempre in gamba, e spesso nei filari o in cantina a dare indicazioni ai lori figli, già con i capelli bianchi.
Le Aziende , nelle Langhe, sono di generazione in generazione, le più importanti addirittura fino alla quinta, gente che ha lavorato la terra come affittuario, poi è emigrata in America o in Argentina, è tornata ed ha ricominciato, sofferto e finalmente gioito per il successo degli ultimi vent’anni.
Aldo Conterno, uno di questi, ieri ed oggi tra i più importanti produttori langaroli, mi diceva sempre che con la terra dobbiamo andarci piano, avere pazienza, rispettarla, e amarla. Un grande prodotto si ottiene con il tempo, con la cura, con l’attenzione. Non si inventa niente, e non ci può improvvisare. Questa azienda possiede alcuni tra i più grandi cru delle langhe, il Barolo Riserva Gran Bussia, è straordinariamente elegante, imponente e di classe superiore, vellutato e irresistibile nel finale. Tra i dieci vini rossi da non perdersi per nessun motivo al mondo, questo è uno di loro.
L’azienda produce anche un altro grande vino, a mio avviso, uno chardonnay in purezza, affinato, oro lucente, caldo, banana e pesca gialla, esotico, burroso, strutturato ed elegante, beva gradevole e di alto livello.

Barolo ris. Gran Bussia 1998 euro 90
Bussiador chardonnay 2001 euro 28

11/10/09

Valeriano Vinextra & Chablis


Chablis, in buona compagnia … e con il caminetto sempre acceso.

Salendo più a nord di Beaune, circa 100 km in direzione Parigi , troviamo Chablis, il leggendario paesino sul fiume, che da il nome al rinomato e blasonato vino . Sempre da uve chardonnay, visto che siamo sempre in Borgogna, questo rinomato vino si presenta fresco e netto al naso , a volte pungente, agrumi e fiori di primavera, molto più minerale e con una acidità più marcata del cugino borgognone della Cotè d’Or, anche più accattivante nella beva, per diventare poi austero e prezioso con gli anni di invecchiamento. Vino da tutte le belle occasioni, immancabile nel frigo dell’ispettore Pepe Carvalho, ispiratore e maestro enogastronomico dello scrittore M.V.Montalban, raggiunge il suo massimo splendore verso i due-tre anni dall’imbottigliamento.

Grandi nomi per grandi vini, come il grand cru di Vincent Dauvissaut semplicemente inarrivabile per la complessità gustativa, lunghezza ed eleganza.
Ma ne conosco di buoni e a prezzi ragionevoli, vedi quello prodotto dal robusto e barbuto Silvani Mosnier, produttore di Beyne, vicino a Chablis. Il Vielles Vignes stappato la vendemmia successiva, è veramente un gran bel bere ad un prezzo accessibile, ottimo anche il 1er cru Berouay, rotondo e di bella struttura, pompelmo e ananas, mineralità giusta , equilibrato, beva non banale.

Chablis Vielles Vignes 2006 S.Mosnier euro 20,00
Chablis 1er cru Berouay 2005 S.Mosnier euro 30,00


16/07/09

Valeriano Vinextra & Champagne




Le bollicine …cin cin .. e non solo.

Mi farò dei nemici, lo so, ma quando si parla di bollicine, non me ne volete, ma si dice Champagne. Mi dispiace per lo spumante italiano, e ce ne sono degli ottimi, ma lo champagne è un’altra cosa. Sarà per il territorio, per la latitudine, per il clima, tutte cose sacrosante, ma il gusto, il sapore di un buon champagne, non ha simili. E questo vale sia per gli champagne freschi, che per le cuvèe più impegnative, fino alle grandi riserve. Personalmente io preferisco la freschezza e la vivacità, purchè sostenuta da una struttura idonea, alle grandi riserve o alle bolle troppo impegnative e a volte pesanti. Graditissimi i brut tradition per gli aperitivi , forte bonus per i brut rosè, che accompagnano alla grande gli antipasti e i risotti, vai a tutto pasto,specialmente sui crostacei, con le giovani cuvèe di pinot noir e chardonnay, finale da urlo con i blanc de blanc, raffinati ed eleganti.
In questa magnifica regione a nord della Borgogna, e ad est di Parigi, siamo a circa 150 km dalla capitale, si coltivano da secoli uve chardonnay e pinot noir , con piccole quantità di pinot meunier,dai quali si ottiene il magico nettare dello Champagne. Una miriade di piccoli e grandi produttori, molti di “Pere et Fils”, hanno i vigneti di proprietà intorno alle Maison, altri , i Negociant-Manipulant, acquistano le uve per la produzione o addirittura solo il prodotto imbottigliato per la commercializzazione . Io sono per i produttori di proprietà , anzi per i piccoli produttori, quelli che non superano le 100.000 bott.. Daniel Dumont ha la cantina e i vigneti sulla montagna di Reims, a Rilly la Montagne, in mezzo al bosco. La cantina scende sotto terra di almeno trenta metri, ad ogni piano cataste di bottiglie a fermentare, pronte per il remuage, ovvero la mezza giravolta . Il brut grand riserve, che poi sarebbe il brut base, è grandioso tra una chiacchera e l’altra, con uno stuzzichino tra le mani, il Millesimè, pochi euro di differenza, ti stende sulla poltrona dalla bontà gustativa, oro brillante, fiori di campo al naso, crosta di pane, mandorla al palato, gusto pieno, persistenza ottima e non invasiva, sempre gradevole. La Cuvèe d’Excellence, più pinot noir selezionato, strutturato, complesso, caldo, note minerali.




Brut grand reserv D.Dumont e. 35,00
Brut Millesimè D.Dumont e. 40,00
Cuvèe d’Excellenze D.Dumont e. 55,00


gazie e alla prossima

Valeriano e Vin&xtra vi salutano.

01/06/09

Il vino di Vinextra


Un verdicchio …da urlo!

Oggi non si scopre nulla, ma vi posso garantire che venti anni fa proporre un verdicchio , tra l’altro di un anno più vecchio rispetto alla vendemmia in corso, era cosa da pazzi, da incoscienti. L’immagine di questo vino era ormai quella della famosa anforina verde, abbastanza commerciale, diffusa sia nella ristorazione che sugli scaffali della grande distribuzione.
Ricordo numerosi ristoratori, che increduli, mi telefonavano chiedendomi di ritirare il vino perché troppo vecchio. Ed io li a spiegare che quel verdicchio veniva affinato in grandi botti di legno e usciva a settembre , prima della prossima vendemmia. Ma si trattava di un bianco di nuova concezione, più strutturato, più caldo, più rotondo, un vino bianco che si esaltava su tutti i piatti di pesce, anche quelli più lavorati, come il nostro famoso cacciucco. Un vino che ti accompagnava in qualsiasi occasione, con gli antipasti, anche di terra, con le passate di verdura, per dare il massimo con la zuppetta di pesce o con le triglie alla livornese. Oro pieno, lucente, naso pulito, pesca gialla matura, lieve tostatura e una mineralità inconsueta, accattivante e gradevole. Un mio carissimo amico, Carlino, lo definiva “da urlo”, per la sua generosa e fedele piacevolezza. Ottimo il rapporto prezzo qualità.

La riserva , il Villa Bucci, che esce tre anni dopo la vendemmia, ormai è famosa nel mondo, sempre presente alle sfilate internazionali; aristocratica, complessa, con una mineralità più accentuata ed una beva meravigliosa , finale esaltante. Vino da invecchiamento, almeno fino ai dieci anni dopo la vendemmia.



Verdicchio di Jesi Az. Bucci euro 14,00
Villa Bucci riserva Az. Bucci euro 35,00



Vinextra vi saluta …..alla prossima

06/05/09

Maggio.....tempo di rosati


Non è ancora quel caldo da richiedere sempre un bianco fresco, magari nel cestello con il ghiaccio, ma l’inverno ormai se ne è andato e la primavera ci invita ai pranzi fuori porta, sui prati o lungomare, è tempo di zuppa toscana, spalla nostrale , baccelli e pecorino di Pienza.

E via con i rosati, freschi, fruttati, pesca e susina rossa, fragola , bella la beva, spensierata, senza tanti rituali, informale.
Ottimo il rosato del Castello di Ama, rosa intenso, di bella struttura, oppure un Bardolino chiaretto del lago di Garda, buono quello prodotto dall’azienda Provenza, prezzo da godere. Molto tipico e legato alla tradizione del territorio è il Bolgheri rosato di Michele Satta, rosa pallido, fiori di siepe e frutta al naso, pesca su tutto, sapido e piacevole la beva.

Ma il top per i vini rosati è il Salento, fascia costiera sul mare Ionio, nelle Puglie. Il vino si presenta color rosa cipolla, netto al naso , pulito, lievemente alcolico, ben strutturato. Si beve con gradevolezza e accompagna tutti i piatti di stagione, dal pesce lavorato con pomodoro, alla zuppetta di cozze, fino ai bei taglieri di salumi e formaggi.
Grandi bevute con il rosato Rosa del Golfo, prodotto dall’anonima azienda del Salento, e con le tasche sempre piene, cosa molto importante.

Se vogliamo salire di qualità possiamo brindare con un bel brut rosè di Contadi-Gastaldi, una bella realtà del Franciacorta , fresco e pungente al naso, buono e persistente il perlage , leggera tostatura, molto invitante la beva.



Rosato Castello di Ama euro 15,00
Bardolino Chiaretto Az. Provenza euro 9,00
Bolgheri rosato Michele Satta euro 10,00
Rosato Rosa del Golfo euro 9,00
Brut rosè Contadi-Gastaldi euro 25,00

Vinextra vi saluta e......alla prossima

21/03/09

Valeriano Vinextra & il Chianti


Un giro nel Chianti ….

Rimanendo in Toscana è doveroso e rispettoso fare un bel giro nel Chianti classico,una zona storica della nostra regione, e non solo per il vino, invidiata da tutto il mondo.
Salendo su da Poggibonsi verso Castellina, la prima tappa d’obbligo è a Castellare. L’azienda si trova poco prima del paese, in una meravigliosa vallata con esposizione sud-ovest.
Nel vialetto ,prima di arrivare alla casa , c’è una sorta di ex lavatoio, chiuso a vetri, dove nei mesi successivi alla vendemmia, vengono appesi i grappoli di trebbiano e malvasia bianca per fare il vin santo.
La particolarità sta nel vedere questi grappoli, color ruggine, appesi in modo verticale a delle cordicelle che si distaccano dal soffitto fino a raggiungere quasi il pavimento, come si usa fare con i pomodori pallini. Il Chianti classico di Castellare , con le famose etichette raffiguranti specie di uccelli presenti sul territorio (il tordo, la cesena …) è un chianti robusto, colorato, con una beva saporita , che ci ricorda il chianti di una volta.
Proseguendo verso Greve, passato il borgo di Panzano, prendevo una scorciatoia che attraversava il crinale , tutta nei boschi, naturalmente sterrata, fino ad arrivare sulla collina alta del paese, a circa 600 mt di altezza, dall’azienda Vecchie Terre di Montefili. Da quassù si ha una panoramica a 360 gradi del Chianti classico, con la piazzetta di Greve che ci osserva a testa in su. Uno dei vini di questa azienda è chiamato”Anfiteatro”,ed è proprio così ve lo assicuro,il vino viene prodotto da una vigna che ha un andamento ed una esposizione ,che ci ricorda veramente un anfiteatro. Un posto incredibile, bellissimo. Il Chianti classico di questa azienda credo siano dei più eleganti e raffinati in circolazione, sarà l’altezza delle viti, la maggiore ventilazione, il terreno, di certo è un grande Chianti.
Proprio davanti a Montefili, ma sul versante opposto,verso est,
si trova invece la Fattoria di Querciabella, altra grande azienda. Questa è un azienda di nuova generazione,non è tra le storiche, e anche il rapporto umano viene meno, il proprietario è un grande industriale, e quindi la gestione veniva delegata. Ma i vini sono sensazionali, a parte il Camartina, grande supertuscans, il Chianti base ma in particolare la riserva, sono delle bombe di piacevolezza, potenza ed equilibrio.
Tornando indietro, oltrepassato l’abitato di Panzano, mi fermavo sempre in un piccolo bar-alimentari, nella zona chiamata “Lucarelli”, come il ns bomber, dove facevo incetta di salami , finocchiona e salcicce di tutti i tipi. La sosta valeva la giornata.
Ma come un cavaliere errante di strada da fare ce ne era ancora molta, quindi in groppa verso la zona dei Castelli del chianti. Radda, Gaiole, Brolio, passando per San Polo, posto incantato, ancora immerso in una atmosfera medioevale, Cacchiano, con la sua mole arroccata e sulla difensiva, fino ad arrivare a Berardenga , nella Fattoria di Felsina.
In questa azienda ci ho lasciato il cuore, la prima volta che entrai dal viale lungo la provinciale , vedevo in fondo la pieve e mano a mano che mi avvicinavo , il borgo di casupole in pietra che circondavano la piazzetta, tutto intorno olivi e filari di piccoli cipressi. In quella occasione conobbi Giuseppe Mazzocolin, il titolare, personaggio carismatico ma molto alla mano, un ex professore catturato dalla campagna. Visitammo le cantine, l’ingresso era dall’interno della vecchia pieve, per poi scendere giù fino alla barriccaia, praticamente sotto il piazzaletto del parcheggio, e dopo facemmo un giro nei vigneti, splendidi, ogni zona diversa, per terreni e esposizione. Il più spettacolare , a mio avviso resta il Vigneto Rancia, con in centro un casolare sempre da ristrutturare, con vista lontana sul duomo di Siena.
Il chianti di questa zona più a sud è robusto, meno elegante, ma sanguigno, tradizionale, con una beva concentrata, ottimo con la cacciagione di grossa taglia.

A questo punto ne abbiamo fatti di km, è l’ora di tornare.


Chianti classico Castellare euro 16/18
Chianti classico Terre Montefili e. 18/20
Chianti classico riserva Querciabella euro 22/25
Chianti Vigneto Rancia Fatt. Felsina euro 25/30

www.chianticlassico.com



Grazie di tutto e alla prossima.
Valeriano e Vinextra vi salutano.

29/01/09

Vinextra Valeriano e Kante




Cari amici, questa volta ci sposteremo nell'Italia orientale,sempre al nord nel ,Carso.
Terra di confine,di lunghe battaglie,terra sassosa,arida,ma schietta e generosa.
Nella zona di Duino,Aurisina,pochi km da Trieste,meravigliosa città portuale e aristocratica,
in località Prepotto,sono presenti 3-4 cantine di grande fama e di produzioni molto particolari.
EDI KANTE è forse il fantasista,l'artista del vino di questo territorio.
Avvicinandoci a Duino non abbiamo l'impressione di trovarci in una zona vitivinicola particolarmente vocata,il paesaggio si presenta semplice,con agglomerati di case sparse,piccoli appezzamenti vitati,macchia bassa e puntigliosa,pietre,muretti a secco,e stradine di campagna.
Le vigne sono veramente strappate alla terra, ed in alcuni casi hanno pendenze fuori dal comune.
Si arriva alla cantina e quasi non ce ne accorgiamo,fuori una modesta volumetria di cemento nascosta da boscaglia e sassi, sassi dappertutto.
Ma l'incredibile, l'inimmaginabile sta sotto terra.
Si presenta EDI un tipo alto e magro,sorridente e chiassoso,con due mani così che sembrano una pinza da banco.
Attraverso una bella scala circolare scavata nella pietra ,scendiamo in Cantina.
Calati attraverso questo cilindro di almeno 30 m
Scavato nella Roccia come se fosse un tassello in una buccia di cocomero
scendiamo giù,soffermandoci ad ogni Piano o anello (3)per osservare le varie fasi di lavorazione in cantina.
Al primo anello(-4)c'è il magazzino di stoccaggio e imbottigliamento,al secondo (-8) la vinificazione, e al terzo anello (-12),il più spettacolare,l'affinamento.
Le barrique disposte in circolo,con le annate prossime all'imbottigliamento verso il centro,e le ultime,sull'esterno ,così da facilitare la loro movimentazione in prossimità dell'imbottigliamento.
Ad ogni piano un grande quadro coloratissimo di EDI ,che poi è riportato sulle etichette delle riserve e selezioni.
Insomma una cantina da sballo,mai vista prima
Naturalmente anche i vini sono qualcosa di unico e particolare,la Vitovska ,un bianco autoctono caratteristico di questa zona è buonissimo,ma io preferisco la Malvasia del Carso,altro vitigno tipico, fresco in bocca di giusta mineralità,che trovo piacevole e ottimo da bere con piatti di pesce del Golfo di Trieste.
Le selezioni:di Chardonay e Malvasia vengono prodotte solo nelle annate migliori,risultano abbastanza impegnative, molto più strutturate ,con una bella acidità e una marcata mineralità.
Indubbiamente sono dei grandi Vini Bianchi
Malvasia del Carso 2006( bot da 0,500) prezzo enoteca
€ 14/15,00

Alla prossima

da Valeriano e Vinextra

02/01/09

Vinextra

IL vino di Valeriano
Conversazione tra amici

Dire no ad un amico è molto difficile, ma se questo si chiama Ace è praticamente impossibile.
Certo invitarmi a parlare di vino è come invitare il matto alle sassate,il pescatore ad andar di notte o il montanaro a bere il grappin.

Ho conosciuto ACE, dobbiamo pur dirlo con nostro comune dis-piacere,più di vent'anni......
portati bene però,alla corte del grande Cio,forse il ristoratore più lungimirante anche se molto sfortunato
della nostra zona.
E' un dovere ricordare questo straordinario personaggio che con la sua onesta semplicità ha insegnato a molti,
me compreso,il valore della ricerca enogastronomica,intesa come conoscenza del territorio e successivamente dei produttori.
Ed è proprio da qui che vorrei iniziare questo nostro magnifico percorso diVino
Non voglio annoiare nessuno e neanche fare della retorica professionale,con terminologie noiose,analisi sensoriali,abbinamenti calcolati o valutazioni-punteggi vari.
Niente di tutto questo. solo il piacere di raccontare sensazioni,impressioni,flsh,raccolti in più di vent'anni di scorribande tra cantine,aziende,vigneron,degustazioni,fiere,mostre,...pranzi e cene dal Manzanarre al Reno,come diceva il nostro sommo poeta.

Dunque...conoscete il Timorasso? Certo, diranno in molti.Bene!
Allora per tutti gli altri,il Timorasso è un vitigno autoctono,cioè "del posto",ed è prodotto in una zona fino a qualche anno fà dimenticata, in Piemonte, sui colli Tortonesi.
Una magnifica zona ,caratterizzata da colline non molto alte,piccole e numerose,con suggestivo intercalarsi di vallate,crinali,boschi,vigneti e frutteti sparsi,in particolare ciliegi e salendo anche qualche castagneto.
Un territorio splendido e affascinante in autunno,rigoglioso e colorato a primavera.
Bene, Qui lo dico e non lo nego: il timorasso è uno dei più grandi vini bianchi in circolazione.
L'artefice della rinascita di questo vitigno e direi di questo territorio è senza dubbio il vulcanico,
l'eclettico, ma anche uno dei più preparati vigneron del momento: Walter Massa.
La versione base,il Derthona è a mio avviso,considerato il rapporto prezzo qualità,cosa molto importante,un vino dotato di una mineralità molto tipica ed equilibrata,con acidità sostenuta anche se non aggressiva,struttura adeguata e con molto,ma molto importante,una beva lunga e gradevole.

Derthona 2006-Az Agr. Walter Massa: Prezzo enoteca 14/15 euro
Come dicevo non vorrei essere troppo invasivo e rischiare di annoiarvi,quindi grazie per la vostra gentile disponibilità,Valeriano e Vinextra vi salutano.